13 maggio 2020 – Trentino

«Classi più piccole, è possibile solo con l’aumento degli organici»

La ripartenza. Le reazioni alle indicazioni provinciali: «Si riaprano le scuole di paese»

TRENTO. La scuola è pronta a fare la sua parte nella rivoluzione, ma solo se le saranno dati i mezzi per riuscirci. La strada su cui si sta orientando la Provincia, con classi più piccole e meglio distribuite, sembra piacere a insegnanti e dirigenti. «Anzi, c’è chi suggerisce anche di riaprire le scuole che sono state chiuse in alcuni paesi, per avere scuole più piccole e vicine a casa», dice Giovanni Ceschi, presidente del Consiglio del sistema educativo provinciale. Ma tutto questo deve essere accompagnato dall’aumento degli organici: «Non solo quello dei docenti, ma anche quello del collaboratori scolastici che dovranno aiutare nella sorveglianza», spiega Maura Zini, dirigente scolastica all’istituto comprensivo di Fondò e Revò (con circa 900 alunni iscritti). La pensano allo stesso modo anche i sindacati: «Serviranno più insegnanti, più educatori e operatori: è matematico», dice Pietro Di Fiore della Uil. «Per quanto riguarda la scuola primaria e in parte quella secondaria di primo grado il ritorno in classe è fondamentale, per riportare l’aspetto relazionale che non viene garantito allo stesso modo dalla didattica a distanza – spiega Ceschi –. Con i turni, il rischio era di creare delle disuguaglianze: ci sembra che la soluzione di creare dei gruppi più piccoli e meglio distribuiti sia la soluzione ideale». Ma il tema deve essere affrontato anche per le scuole superiori: «Non vorrei passasse l’idea che l’aspetto relazionale è importante solo per i più piccoli e per gli altri vada benissimo la didattica a distanza». Da qualche settimana, nel Consiglio del sistema educativo si insiste perché venga fatto «un censimento dei luoghi dove si può insegnare con spazi più ampi». In realtà – spiega la dirigente Zini – nei paesi «è già iniziato da tempo il confronto con le amministrazioni comunali»: sono proprio i sindaci i primi a voler mettere a disposizione le strutture pubbliche per le scuole. «Ma dobbiamo fare i conti con le risorse che abbiamo a disposizione. Anche riducendo il tempo scuola e togliendo tutte le attività facoltative, il ragionamento sull’organico andrà fatto».
Ed è l’aspetto su cui spingono i sindacati. «L’assessore faccia partire da subito un ampio confronto –dice Cinzia Mazzacca della Cgil–. Ci sono atti che vanno in una direzione opposta rispetto alle dichiarazioni. Si dice che ci saranno gruppi più piccoli, ma il Dipartimento sta applicando in maniera rigida le indicazioni sulla formazione delle classi per il prossimo anno e i gruppi sono più grandi non più piccoli. Il risultato è che ci saranno insegnanti che perderanno il posto». Secondo Di Fiore, «è dimostrato che per un dipendente diretto la Provincia spende 19 euro lordi all’ora, mentre per un dipendente di una cooperativa o di un ente gestore ne spende 26. Quindi si assumano più insegnanti ed educatori invece di dare voucher per pagare le baby sitter».

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